Terapia intensiva

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Scritto 18 giorni fa • Pubblicato 17 giorni fa • Revisionato 17 giorni fa
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In questa poesia, il tracciato di un monitor medico specchia la lotta interiore di una mente frammentata in cerca di cura.
- Nota dell'autore L

Testo: Terapia intensiva
di L

Al volgere della sera
Tra gli angoli di questo cielo,
M'incagliai in un vicolo:
Pigolio era il mio residuo
Dello scontro al mio pensiero...
E così
Caddi, sfondando ogni pavimento di nuvola,
Che accompagnava i sogni miei.
Scontrando,
Un rigido terreno 
Al cui impatto 
Diventai elastico,
Smorzando, la molla di dolore,
Tra una sistole, e una diastole,
Che capta da parafulmini,
Sulle mie montagne,
E scarica in questo cielo
Un'arteria di luce:
Uno scarabocchio verde
Che va su e giù.

In quella giornata,
Tutta la vita a scorrere continuava
Tra attese e partenze,
Tra intenti e rimpianti,
Tra scontri e incontri.

Un pulcino arrivava alla trincea 
Di quella fattoria:
Lotta per la vita.

Non era una pecora nera,
Né un Calimero,
Né un cane bastardo...

Di nero aveva solo il becco.
Le sue ali piegate,
Spigolate,
Che un ronzio emanavano 
Fuori dal suo petto...
Di quell'etereo volo,
Rimase un dionisiaco inciampo.

Nel suo statico confusionario,
Strisciava la sua mente
Contro il soffitto del cielo,
Ancorato a un corpo terreno
Che di organico aveva solo il verme,
Mangiante dall'interno.

Lo vide un pastore,
Una vedetta.
Ne vide passare tanti:
Quanti di passaggio,
Quanti di ritorno,
Quanti partirono senza colmare il vuoto...
O almeno... Lasciando un contorno.

Gli occhi, ne disegnarono la sagoma
Giocando a chiodini, col suo mondo
Capovolgendo, il ricordo passato
Nel letto di aghi, su cui ora giaceva.


Nido erano le sue mani,
Che tra le spighe rannicchiate...
Stiletti, striscie, spine 
In quel cadavere s'infoderavano.
Cura violenta
Apprezzata in fondo,
Per un orfano d'amore,
Che la vita stessa ha disgustato.

Palpitante
Ansimante
Adrenalinico
Respirava il suo cuore,
Che scuoteva, nel silenzio
Lo stesso macigno di tutti
Che ci portiamo appresso.

E così,
Cominciò la corsa:
Sù, giù, sù, giù, sù, giù...
Nel progressivo urlare, verso destra
Lasciando echi di sbalzi, verso sinistra...
Il tutto, incorniciato dal cratere
Che quel piccolo vulcano
Albergava accaldato.

Limando gli spazi,
Ammaccando un sorriso,
Espugnando lacrima,
Da una spugna di incolore satura
Funiviò, la deformilinea
Verso un cielo più grigio,
Con gabbia più aperta.

Di nido in stalla
Due contadine rosse,
Ne allestirono un letto di fieno
Sulla sonnolinea,
Stonando con l'arco
Il suo sonnambulo interiore:
Passivamente rigido
Attivamente stanco.


Nelle stalle
Tension comune era 
Innnaffiar, le stelle di speranza:
Vapor ascendente a sporadiche piogge
Di aiuto divino.

All'ipnotico... risveglio
Aquilocchio
Come dall'alto...
Vide, sentì, raccolse,
Per il suo pulcino 
Tutti, i suoi diversi
Che albergavano lo stesso martirio:
Porci, 
grassolenti e longevi.
Conigli candidi,
dalla morte affascinati, 
caduci.
Polli, custodi di segreti spesso svelati.

Dritti e contrari
Tendevano, all'indefinito
Allo stesso fulmine verde 
Senza più diramarsi in arteria...
Ma allineandosi
Curvandosi,
Oltre l'ultima sfera
Pronta a partire:
Semiretta vitale del tuo mondo.

Ma con le zampe
Ancorate, in quel calderone 
Ancora, lui, ne alimentava il fuoco primario...
E ogni mattina 
Volente, o meno 
Tarpava le sue ali sanguigne,
Per innaffiare uno scopo terreno.
Aveva capito come funzionava:
Soffrire, produrre, prosperare
"Tanto diverso dalle fabbriche lì fuori?"

Lavorare, con la stessa logica di quella fattoria 
In una fabbrica di oggetti utili
Scusami... 
Tu che mi leggi dall'alto...
Ma fa' paura.

Tutti dipendenti 
A nostro modo, 
Per stare in vita 
Adoperiamo, un male scomodo
Un farmaco, alienando, spensierando...
Dov'è la cura?

Chi è la cura?
Io, tu, un altro...
So di non poter ambire
A ciò che sono già stato,
Ma di superarlo.
Anche per poter tornare indietro,
E guardarlo...

In questo mondo di frenesia,
In attrito con la nostalgia:
Macchina a vapore di ricordi
"Lei è un tipo nostalgico?"
Lei...
Lei...

Disseta uno sforzo,
Affama un piacere,
Questo tumulto, che lo sisma dall'interno 
E crepa, ogni certezza 
Di fili di dubbio 
Che squarciano ferite aperte.

Pulcino...
Sei ancora vivo?

"In un cielo trafficato di veleno 
Anche l'aria si priva di libertà"

La mia penna non ti ancora al foglio,
Cerca di dare sangue
A chi ne ha bisogno.
Ma se non fossi in grado 
Di varcare, il prossimo giorno 
Un punto, mi basterebbe 
A fissarti in alto
Sul soffitto del mio mondo.

"Per essere prigioniero di nuovo?"
Forse ognuno è prigioniero del suo io, dio, o come ti fa' comodo...
Tutti racchiusi
Illusi dalla ribellione.

"Morirei, con mille specchi intorno
Per ucciderne, quanti più ne posso
Prima di tornare, qui in fondo".

L'errore è nell'ascesa...

Hai mai provato a scavare, in fondo a una discesa?
"Più dirupi, fosse e buche che discese...
Comunque no"

Quando ti senti arrivato
Quando sei in cima
Quando hai volato tanto

Scava

Muta in talpa
Sviscera il sapere
Scivola dalla speranza 
Per arrivare al tuo nucleo...
Terra di dolore 
Soliloquio, tra i nessuno della tua croce
Alla ricerca di una soluzione a un problema mancato

Al limite tra libertà,
e indipendenza patologica,
Trasparendo,
la ricerca in fuga,
Smagliando, i sorrisi
In mute, cicatrici:

Ho costruito.

"Perché?"
Radiazione di fondo 
Colonna sonora, del mio universo.

"Come?"
Reazione caotica,
In un plasma di sentimenti.

"Quando?"
Dimenticando di scorrere
Acchiappando, un' immaginario ricordo. 

"Dove?"
Talassafobicando il claustrofobico:
L'infinito nell'infinitesimo.

Ecco, cosa ci ha costruito 
Piccolo pulcino.

"Quindi non sei niente,
Solo domande..."
O un universo che si espande,
Alla ricerca di risposte.

"Falso ottimista:
Pesce rosso
Oceano sferico 
Che allarga, e allarga
Fino ad allagare, il tuo pensiero".
Dici che mi faccio troppe domande?
"Che non trovi le risposte"
Se semini,
In qualcosa dovrai rinascere...
"Ennesima scusa,
Di un terreno vasto
Crepato
Arido".

Dopo tanto tempo...
Ti ho ritrovato:
Questo, è quel pomeriggio. 
Io sono su quel divano, 
Rannicchiato,
Schernito,
Implodente nel mio agglomerato.

Sei tu, depressione?

"Facile convincersi del proprio incolore 
Riflettendo, le proprie risposte altrove.
Tra concavi scavi
E convessi sorrisi,
I tuoi punti, rincorri
Paralleladossalmente,
Non ci arrivi...".

Non ho mai, dimenticato 
Ma in segreto custodito, 
Ciò che è, vietato dire
In un mondo cambiato,
Capriolato in un punto:
Ciò che sei, non è malattia
Ciò che è malattia, non ti esorcizza
Illudere, non cambia la vita.

"Così mi abbandoni eh?
Come pretendi di vivere,
Senza un cancro che ti tiene in vita?"
Non è un cancro, a tenermi in vita
È la mia volontà, 
Che lo alberga,
Senza sfrattare il mio essere. 

"Dove metti tutto questo?"
Sai... 
Pulcino, depressione, io...
Ho imparato da subito, a nascondere 
Ciò che dio, vuole segregare.
Non lo vedi
In questa cella, stalla, mura a cielo aperto.
L'ho nascosto in una gabbia:
Che spira, di ferro,
Imita la voliera di quell'uccello...

"Voliera eh?"
Forse, anche questi organi,
Sono stanchi di starmi dentro.
Eppure, come me,
Battono, respirano, pulsano
Alimentando questo inferno...
Ma dove finisce questa gabbia,
Stupido uccello?

"È questa la tua illusione
Scavare, scavare, scavare
Fino a perdere il senno"
Se il caos, è la legge primaria
La natura mi sorride,
Perché sono illeggibile 
Agli occhi, di chi non lacrima.

"Che dici...
Dai torna a scrivere quella poesia:
Parlami della luna,
Sole,
Terra che scontro.
Fammi morire, rinascere, e
Cristallizzami, come cristo in croce.
Un' altro scarabocchio sul foglio,
Inutile tatuatore 
Di aghi in cordoglio".

Da quand'è che non piangi?
"Dovrei chiedertelo io:
Sei una stella,
Una meteora,
O uno scoglio?".

Sono il buco nero 
In cui cessa ogni limite 
In cui arriva ogni retta
Che scardina ogni cella.
"Sei morto?
Sei fine?
Sei il confine?".

Sono il singolo 
Che ha universalizzato il mondo.

Terapia intensiva testo di L
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